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Pagina:Le mille ed una notti, 1852, VII-VIII.djvu/717


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lo trovò tutto bagnato di lagrime. Via, via,» gli disse, «ecco del vino; bandite la melanconia: stanotte v’abbisogna una compagna per consolarvi. Non avete che a parlare; le più belle giovani di Bagdad sono per voi, e mia moglie, che vedete qui presente, vi procurerà quella che il vostro cuore avrà scelta, non essendovi zitella che possa resistere all’astuzie di mia moglie. — Ah! buon uomo,» disse il principe, «non sapete ch’io son figliuolo del sultano d’Egitto, ed amo perdutamente Gemileh, figlia di Abuleis? — Gran Dio!» sclamò la moglie del custode; «silenzio, figliuol mio, poichè se alcuno ci udisse, perderemmo la vita. Ve ne scongiuro, rinunziate a questa insensato pensiero!» A tai detti, le lagrime del principe raddoppiarono. — Povero giovane,» disse la donna, «persuadetevi che sagrificheremmo per voi la vita, se fosse possibile di servirvi ed esservi utile in qualche cosa.—

«Alla domane, Ibrahim si recò al bagno e si vestì con molta cura. Il custode del khan e la di lui moglie vennero a salutarlo e gli dissero: — Abbiamo trovato quello che ne occorreva; è un sartore gobbo che lavora per Gemileh: andate a trovarlo, ed apritegli il vostro cuore; forse potrà prestarvi servigio. —

«Recossi dunque Ibrahim alla bottega del sartore gobbo, che trovò circondato da cinque giovani operai, belli come la luna. — Cucitemi,» gli disse Ibrahim, «questa tasca lacera.» Il sartore vi fece due punti, ed Ibrahim gli diede cinque zecchini. Il giorno dopo tornò dal sartore per far ricucire la medesima tasca, e gli regalò dieci zecchini. — Simile generosità,» gli disse colui, «mi conduce naturalmente a credere che siate innamorato: se in fatto lo siete, confidatelo a me; avendo relazione in tutti i serragli, niuno può esservi più utile. — Avete indo-