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Pagina:Le mille ed una notti, 1852, VII-VIII.djvu/716


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pure ve ne siate innamorato; ma d’altra parte io non rispondo ch’essa non lo divenga se vi vede; basta che volga su di voi una sola occhiata. —

«Ibrahim (era tale il nome del figliuolo di Khasib), tacque alcuni istanti; poi: — Sì!» sclamò d’improvviso, «parto immediatamente per Bassra. — Attendete almeno,» disse il pittore, «che vi faccia allestire un battello, e che dia ai barcaiuoli gli ordini necessari per condurvi sicuramente colà. —

«Imbarcatosi Ibrahim, giunse felicemente in quella città, e congedò i marinai, dopo aver loro fatto dono di cento zecchini. S’informò quindi dove fosse il khan de’ mercatanti, e gliene fu mostrato uno detto Scialata. Vi si recò egli, e strada facendo, ciascuno, maravigliando, sclamava: — Che bel giovane!» Giunto al khan, domandò al custode una stanza, e quell’uomo gliene diede una adorna di dorature. Ibrahim si trasse di tasca due zecchini, e dandoglie, li disse: — Ecco per conchiudere il nostro negozio, e per vostra mancia. — Siate il ben venuto, giovane mio signore, rispose il custode ringraziandolo. — Ecco un altro zecchino,» soggiunse Ibrahim; «andate a prendermi qualche cosa da cena. —

«Recò il custode pane, arrosto, legumi e sorbetti, ed Ibrahim, mangiato pochissimo, fece del resto dono al custode, che sbracciavasi a lodarne la generosità. Tornato poco dopo nella stanza, trovò il prìncipe tutto in pianto. — Asciughi Iddio le vostre lagrime!» sclamò egli, baciando a’ suoi piedi la terra. — Pigliate questi cinque zecchini,» gli disse di nuovo Ibrahim; «fate il piacere d’andar a prendere un po’ di vino; passeremo la notte a bere insieme. —

«Mentre il custode del khan era andato a prendere il vino, il figliuolo del sultano d’Egitto diè libero sfogo a’ singhiozzi, talchè, al ritorno, il vecchio