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Pagina:Le mille ed una notti, 1852, VII-VIII.djvu/714


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sua di somma celebrità. Il principe formò il disegno di lasciare il proprio paese e tentare quell’avventura, senza farne parola a nessuno. Presa adunque una borsa piena di gioie, e che conteneva inoltre trentamila zecchini, uscì segretamente dal palazzo, ed incontrata una caravana, chiese al primo Beduino quanto fosse distante da Bagdad. — Figliuolo,» il Beduino rispose, e ci sono almeno due mesi di cammino. — Se mi ci volete trasportare sano e salvo, vi darò venti zecchini, ed inoltre il mio cavallo, che ne val mille.» Accettò l’altro la proposta e lo condusse a Bagdad. Il principe adempì dal canto suo alla promessa fatta alla guida, e subito informossi dove fosse il quartiere Alkarakha, al quale recandosi, passò dinanzi ad una bellissima casa, la cui porta girava su cardini d’argento, ed aveva anelli e serratura del medesimo metallo. A ciascun lato della porta vedevasi una panca di marmo coperta di cuscini; su d’una sedeva un vecchio, presso al quale stavano quattro schiave. Il giovane salutò il vecchio che gli rese il saluto, e gli domandò dove andasse. Rispose il principe d’essere straniero, e che, cercando alloggio, si stimerebbe felicissimo di poterlo trovare in quella casa. — Gazella!» chiamò il vecchio. — Che volete?» rispose una giovane schiava, che per la bellezza degli occhi era in fatti degna di tal nome. — Va,» le disse il padrone, «prepara uno de’ miei appartamenti per questo giovinotto.» Il principe offrì denaro al vecchio, ma questi ricusò di accettarne. — Sole!» disse poi» — Che bramate?» rispose un’altra schiava, il cui volto risplendente la rendeva pur meritevole di tal nome, come la prima del proprio. — Recami gli scacchi; giuocheremo una partita.» Giuocarono, ed il giovane vinse. — Giuocate da professore,» gli disse l’avversario; «siete il primo di Bagdad che m’abbia battuto.» Nel frat-