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Pagina:Le mille ed una notti, 1852, VII-VIII.djvu/713


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NOTTE CMXXXI-CMXL

STORIA

D’IBRAHIM, FIGLIUOLO DI KHASIB, E DI GEMILEH, FIGLIUOLA DI ABULEIS.

— Un sultano d’Egitto, per nome Khasib, aveva un figliuolo di straordinaria bellezza, e voleva così esclusivamente godere della sua presenza, che il giovane principe non usciva dalla reggia se non il venerdì per andar alla moschea. Un venerdì, tornando al palazzo, mentre passava dinanzi alla bottega d’un libraio, smontò da cavallo per esaminare i libri. Volle il caso che il principe trovasse in uno di quelli il ritratto in miniatura d’una giovane beltà alla quale non mancava che la parola; la vista sola di quella pittura bastò per rapirgli la ragione. — Quanto vale codesto libro?» domandò. — E a’ vostri comandi, principe, nè voglio denaro,» rispose il libraio baciando la terra. Il principe gli diede cento zecchini, e portato via il libro, non passava il tempo che a considerare il ritratto, dimenticando persino cibo e riposo.

«Rammaricavasi assai di non aver domandato al libraio chi fosse l’autore di quel ritratto; ma si ripromise d’informarsene la prima volta che tornasse alla moschea, il che accadde il venerdì susseguente. Il libraio gli significò esserne autore un abitante di Bagdad chiamalo Abu-’l-Kassem Es-Sandelani, che dimorava nel quartière Altarakha, e godeva nell’arte