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Pagina:Le mille ed una notti, 1852, VII-VIII.djvu/705


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«Vendetti tutte le mie merci ed i miei bastimenti, di modo che possedeva un milione di zecchini in denaro, oltre le gioie e le pietre preziose da me conservate. Imbarcatomi quindi sur una nave, giunsi felicemente a Bassora, e pochi giorni dopo a Bagdad. M’informai subito qual fosse il più bel quartiere della città, ed indicatomi quello chiamato Karakh, vi presi in affitto una superba casa nella via dello Zafferano.

«Un venerdì, dopo fatta la mia preghiera nella moschea Mansuri, andai a passeggiare sino ad un luogo poco di qui lontano, chiamato Karnes Syrath. Colà vidi un magnifico palazzo fabbricato sulla sponda del fiume, e circondato, dalla parte della città, da un bellissimo cancello. Notando una folla d’uomini che accalcavansi a quel recinto, m’accostai anch’io per vedere cosa fosse. Vidi un vecchio ben vestito, profumato d’essenze e con lunga barba che gli scendeva sino al petto; parecchi schiavi gli stavano intorno in piedi. Mi dissero che quel personaggio chiamavasi Taher figliuolo di Ola, il quale amava moltissimo i giovani, e faceva ottima accoglienza a tutti quelli che volessero passare presso di lui la notte. — Ecco appunto,» dissi tra me, «quello che da gran tempo cercava.» Mi accostai al vecchio, e salutatolo, gli domandai il permesso di cenare alla sera con lui. — Siate il benvenuto, figliuolo,» mi rispose, «sarete trattato secondo il vostro desiderio. Ho schiave da dieci, da venti e da trenta zecchini per notte; ne ho anche d’un prezzo maggiore. Sceglierete. — Datemi,» gli dissi, «una schiava da dieci zecchini, ed eccovene trecento pel mese intiero.» Mi consegnò il vecchio ad un suo schiavo, che mi condusse al bagno, e quindi alla porta d’un gabinetto al quale bussò, e cui venne ad aprire una schiava bella come la luna, — Ecco il vostro ospite,» le disse lo