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Pagina:Le mille ed una notti, 1852, VII-VIII.djvu/701


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mo oggetto che si presentò sulla spiaggia agli occhi de’ suoi schiavi, fu un sacco vomitato dal mare, ed apertolo, vi si trovò il cadavere d’Abukir. Abussir lo fece seppellire, e gl’innalzò un monumento sul quale s’incise una iscrizione contenente, un senso tutto morale.

«Da ciò proviene che la detta baia, la quale portava altre volte il nome del barbiere Abussir (Busiris), porta ora il nome del tintore Abukir, le cui ossa vi riposano, come l’ossa di molti altri, che tinsero quel mare del loro sangue.»

NOTTE CMXXI-CMXXX

STORIA

DEL MERCANTE DI OMMAN.

— Una notte che il califfo Aaron-al-Raschild non poteva chiudere gli occhi, ingiunse a Mesrur, capo degli eunuchi, di chiamare il gran visir. — Giafar,» disse il califfo, «soffro questa notte una noia insopportabile; sapresti nulla per liberarmene? — Sire,» rispose il visir, «i savi pretendono che le donne, la musica ed i bagni siano tre potenti rimedi contro la noia. — Li ho provati tutti,» riprese il califfo, «e giuro pe’ miei gloriosi antenati di farti mozzare la testa, se non trovi qualche mezzo di dissipare la noia che mi opprime. — Bene, sire,» fece Giafar, e seguite il consiglio che sono per darvi. Imbarcatevi sopra un battello, e scendete il Tigri sine al sito chiamato