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«Ciò dicendo, Badanazer scrisse il nome del re dei geni ed il suo su alcuni fogli della più bella carta colorata e dorata che si trovasse in palazzo, la bruciò sur un fuoco di legno di sandalo e d’aloè, e tosto il genio comparve.

«Le principesse gli dipinsero la situazione dei loro cuori, e l’imbarazzo cui le riduceva la crudeltà della sua legge. Zahide gli fe’ sentir persino con finezza che aveva così operato per rancore. Il genio convenne d’essersi più volte rimproverata la severità della sua condotta. — Mia bella Zoloch,» aggiunse, «se distruggo l’incantesimo, del canestro, non pensate che gli anni ripiglieranno i loro dritti sulla vostra gioventù e sulle vostre attrattive?

«— Sì, signore, ci penso e mi vi sottometto; finchè piacerò, non m’accorgerò della legge comune: quando cesserò di piacere, non mi sarà dessa indifferente? — «Il genio, commosso da quella prova d’amore, s’incaricò di distruggere il male da lui fatto, di togliere la memoria di quell’avventura a coloro che potessero vantarsi di aver ricevuto qualche favore dalla principessa, e di far abbandonar loro il lutto, non lasciando altra idea di quell’avvenimento fuor di quella che si può avere della voluttà in generale. — Non basta,» aggiunse poi; «il canestro non servirà che una sola volta: io gli darò ordine di andar a cercare il principe Kemserai. V’acconsentite voi, bella Zahide, e voi, vezzosa Zoloch, vorreste impedirmelo?» soggiunse sorridendo. La gioia dell’una ed il silenzio dell’altra gli mostrarono che quella proposta era loro gradevole.

«Mentre il piacere, la gioia e la speranza regnavano nel palazzo di Badanazer, il canestro partì, e si trovò in breve nella camera di Kemserai. Questo principe aveva appena un soffio di vita, ma la vista del canestro rianimandone le speranze, gli diede abba-