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Pagina:Le mille ed una notti, 1852, VII-VIII.djvu/679


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per me l’allontanarmi, la pernice rispose, e vorrei passare con voi la vita intiera; ma sono uccello, ed è di mia natura l’errare qua e là, e non condur vita tranquilla e sedentaria come la vostra. — Avete ragione, fece la tartaruga; ma si tratta di sapere quale di questi due generi di vita sia preferibile, e non valga meglio lo stare tranquillamente a casa sua, che non correre di continuo alla ventura. Rimanete dunque con noi, vivete quieta e tranquilla, e noi c’incarichiamo di rendervela grata con isvariati passatempi.

— Lo farei volentieri, rispose la pernice; ma son dominata dal desiderio di spaziare per l’aria e non so resistervi. — V’è un rimedio, la tartaruga ripigliò; Lasciatevi tagliare le ali che servono a sollevarvi nell’aere, e così noi saremo sempre sicure di godere d’or innanzi della vostra compagnia.» La pernice approvò l’idea, e si lasciò tagliare le penne delle ali; ma appena ebbe gustato i piaceri di quel nuovo genere di vita, sopraggiunse un dì il padrone dell’isola, e pigliò la pernice senza che potesse difendersi o salvarsi colla fuga. Indarno gridò aiuto alle tartarughe, sue compagne; queste non poterono darle che lagrime, «Non sono le vostre lagrime che mi possano salvare, disse la pernice, se non sapete altro mezzo. — Qual mezzo di salvarvi possiamo aver noi? le tartarughe risposero; sagrificheremmo volontieri la nostra vita; ma come proteggervi contro gli uomini? — Veggo, ma troppo tardi, la mia follia, soggiunse la pernice; io sono più colpevole di voi; mi gettai da me medesima nel precipizio ascoltando i vostri consigli; la mia debolezza mi trascinò in guisa, che mi son privata degli unici mezzi di salvezza.»

«Così, femmine disgraziate,» proseguì il re, «voi mi precipitaste in un abisso di meritati mali, poichè ebbi la debolezza di seguire i vostri perfidi consigli. — «Allora, lasciate le donne, si mise a correre qua e