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Pagina:Le mille ed una notti, 1852, VII-VIII.djvu/677


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Ammassò immensi tesori in oro, argento e gemme, che destarono l’invidia dei re vicini, talchè avendo uno di questi saputo che Vird-Khan aveva fatto morire tutti i suoi visiri ed i suoi generali, credette giunto il momento favorevole per togliere al giovane tiranno lo infinite ricchezze lasciategli dal padre. Senza consiglieri, senza difensori, governato dalle donne, qual resistenza poteva egli opporre? Convinto di tale verità, scrisse a Vird-Khan la lettera seguente:

««In nome di Dio clemente e misericordioso1.

««Abbiamo per fama saputo che vi siete disfatto de’ vostri ministri, generali e savi, e che da voi medesimo vi precipitaste nell’abisso. La vostra gloria e potenza sono passate. Il cielo m’ha data forza e potere per sottomettervi alla mia obbedienza ed imporvi i miei ordini. Sappiate dunque qual è il mio volere. Fabbricatemi un palazzo in mezzo al mare, o se non lo potete, scendete dal trono. Se negate d’obbedirmi, farò marciare contro di voi un esercito di dodicimila squadroni, ciascun squadrone composto di mille guerrieri, che vi saccheggeranno i tesori, trucideranno i sudditi e rapiranno le vostre donne. Il mio ambasciatore non rimarrà alla vostra corte che tre soli giorni; se in tal tempo non soddisfate alla mia domanda, preparatevi a ricevere l’esercito ch’è pronto marciare contro di voi.»»

«Tale lettura gettò Vird-Khan nella massima costernazione. Sapeva che più non restava alcuno per consigliarlo ed in cui potesse mettere la propria fiducia. Pallido ed alterato, corse dalla favorita, e le

  1. I Musulmani mettono questa formola, chiamata Besmelè, in testa a tutti gli scritti od a tutti i libri loro, la ripetono innanzi a tutte le loro azioni e nelle circostanze tutte della vita, come prima di mangiare, di bere, di coabitare colle mogli ecc.