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Pagina:Le mille ed una notti, 1852, VII-VIII.djvu/668


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veruno di uscirne. Fortunatamente, giunsero in suo aiuto vari battelli di pescatori, che lo salvarono. «Perchè, gli dissero quelli, dopo averlo tratto dall’acqua, lasciasti la retta via, la via della salute? perchè ti sei da te stesso precipitato nel pericolo?» Tale sarà il vostro destino, o sire, se continuate a seguire la strada perigliosa nella quale avete sin qui proceduto, e che vi condurrà a perdita inevitabile; abbandonatela dunque, e datevi alle cure che richiedono gli affari dello stato. — Che bramate dunque da me?» disse il re; «che debbo fare? — Permettete,» ripigliò Scimas, «che torni domani per discorrere con voi sui bisogni dello stato; uscite e mostratevi al popolo, ch’è impaziente di rivedervi. — Lo farò,» rispose il re. Seimas se ne andò a render conto del suo colloquio agl’inviati del popolo, che lo avevano pregato di tal passo.

«Aveva il re una donna che amava più di tutte ed era quasi sempre con lui. Entrò questa precisamente nel punto che Scimas si allontanava, e vedendo il re immerso in profonde rimessioni, glie ne domandò la cagione. Il sultano le confessò l’inquietudine in che lo metteva il malcontento del popolo. — Ah!» gli disse la donna, «i vostri maladetti visiri vogliono opprimervi di fatiche, senza lasciarvi un istante di quiete, per sagrificarvi ai loro interessi, come i ladroni sagrificarono un fanciullo. — Non so questa storia,» fece Vird-Khan, che amava le novelle quanto suo padre Gilia; «raccontatemela, ve ne prego.

«— Essendosi una torma di ladroni,» riprese la favorita, «introdotta un giorno in un giardino, vi trovò un giovinetto. «Monta su quell’albero, i ladri gli dissero, e gettaci noci; te ne daremo la tua porzione. «-«Salì il fanciullo sull’albero, e fece cadere le noci scuotendo fortemente i rami, come avevangli