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Pagina:Le mille ed una notti, 1852, VII-VIII.djvu/66


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Su ciò io non voglio altro giudice fuor di voi stesso, e starò unicamente, alla vostra buona fede. —

«Badanazer partì per andar a riflettere col suo ministro, e trovare qualche luminosa privazione. Egli si era congedato dalle principesse sino alla sera del dì dopo, dovendo andar a caccia.

«Dopo lunghe meditazioni, il re credette aver trovato quanto cercava. — Io amo soltanto la caccia delle tigri, voi lo sapete, visir; andrò invece a quella delle gazzelle, da cui aborro; è un sacrificio che faccio alla bella Zahide, una penosa privazione che m’impongo: vedremo che ne dirà. No, quand’anche mi passassero cento tigri davanti, domani non ne ucciderò una sola, lo giuro. È un partito che deve convincerla del mio amore e del modo con cui si può resistere ai desiderii.

«Mentre il re prendeva questa risoluzione, le principesse trovarono il mezzo d’incaricare un uomo, che doveva seguire il principe alla caccia, di far quello che gli avrebbero ordinato. Zahide occupossi tutta la notte a preparare ciò che l’ufficiale, il quale conosceva bene il paese, le promise di far trovare al re. Le donzelle quindi si coricarono, aspettando il momento del ritorno di Badanazer, che arrivò trionfante, e voltosi alla sorella di Kemserai: — Voi assicurate, bella Zahide,» le disse, «che non si può vincersi? eppure oggi vi son pervenuto; ho fatto una caccia insipida, a vostro riguardo, ma spero di non ricaderci per molto tempo.

«— Siete dunque contento di voi?» riprese Zahide; «vediamo che cosa faceste.

«— Ho data la caccia alla gazzella,» diss’egli con fiducia.

«— In quale parte foste condotto?

«— Dalla parte dei palmeti; ma, a proposito, non