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Pagina:Le mille ed una notti, 1852, VII-VIII.djvu/655


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genitore nol riconobbe. Ascoltato ch’egli ebbe le sue lagnanze, gli disse: «Chi t’ha spinto a venire in questa città ? Non sai tu il trattamento che s’infligge agli stranieri? Ma poichè ti lagni d’essere stato spogliato degli abiti, comando che sii fatto spirare in mezzo ai tormenti.» Quindi lo fece gettare in un carcere. Là il giovane principe supplicò Iddio di venirgli in aiuto ed ascoltare la prece dell’oppresso. Nel medesimo istante, piovve fuoco dal cielo e ridusse in cenere il palazzo e tutta la città del tiranno. «I sospiri d’un cuore oppresso, disse il principe, si sono cangiati in fiamme divoratrici.» E subito alla domane, lasciate le ruine fumanti di quel soggiorno d’iniquità, andò a servire Iddio in un santo ritiro come aveva fatto prima.... Tale è il destino del re che non vi somiglia, o sire! Possa dunque il principe vostro figliuolo procedere sulle vostre orme, e meritare come voi l’amore del popolo!

«— La nascita di quest’illustre rampollo,» disse il quinto visir, «è la ricompensa delle virtù magnanime di vostra maestà; è il pegno della nostra felicità e della felicità dell’avvenire. Sinora quella onde abbiamo goduto sotto il vostro regno era stata turbata dall’inquietudine in cui ci gettava la privazione d’un erede per succedervi al trono. Dovevamo temere, che divisi nella scelta quando avessimo voluto eleggerci un re, non cadessimo nel caso nel quale trovavansi le cornacchie, che.. — In qual caso trovavansi le cornacchie?» interruppe il re Gilia. — Le cornacchie,» proseguì il visir, «aveano vissuto a lungo felicissime sotto un re della loro specie, ma morto questo infine, tutto divenne confusione; chè dopo la sua morte que’ volatili non poterono andar d’accordo nella scelta d’un nuovo re. In quella giunse d’improvviso un falco forastiero, che intavolò negoziazione con loro. Lo scelsero esse a loro re, ed affret-