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Pagina:Le mille ed una notti, 1852, VII-VIII.djvu/654


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pe, la quale, disgustandosi del solito suo cibo, volle assolutamente mangiar il cuore d’un asino salvatico. — Come!» disse Gilia; «che cosa accadde a quella volpe? — Non contentavasi più,» riprese il visir, «del vitto giornaliero che Iddio le aveva destinato, e concepì estremo desiderio di mangiar il cuore d’un asino selvatico. Un giorno, trovatone uno ucciso in caccia, gli estrasse il cuore e lo divorò; ma inghiottì nel medesimo tempo il ferro della freccia rimasto nella piaga, che le cagionò la morte.

«— Possa il giovane principe,» disse il quarto visir, «intendere sin dalla culla la santa verità d’onde dipende la felicità dei re e dei popoli! Buon re è quello che regna con mansuetudine e saviezza, e protegge l’onore ed i beni de’ sudditi; simile monarca è sostegno dell’impero, ed il suo regno non è che una serie di splendidi trionfi sopra i suoi nemici. Ma un principe tirannico cagiona la propria ruina e quella del suo popolo; ei deve temere la sorte di quel re inumano che negò l’elemosina ad un povero mendico. — Questa dev’essere una storia morale,» disse Gilia; «raccontatela. — Un monarca crudele che regnava a Mogrib,» riprese il visir, «aveva un figlio tutto all’opposto del padre. Questi opprimeva il popolo, ne assorbiva quasi tutti i beni, e gli lasciava appena di che campare la vita. Il figliuolo, invece, era beneficentissimo, viveva come un povero eremita, e viaggiava di paese in paese, sussistendo di sole elemosine. Tornato in capo ad un anno nella capitale di suo padre, fu arrestato dalle guardie, che lo spogliarono d’uno de’ due abiti che possedeva. «Mi appello di questa violenza alla giustizia del re,» disse ai ladroni. — È il re medesimo,» risposero quelli, «che ci comandò d’operare così.» Lo sventurato principe aspettò che il re uscisse dalla porta del palazzo, di cui gli era stato negato l’ingresso; ma il