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Pagina:Le mille ed una notti, 1852, VII-VIII.djvu/652


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Finalmente, la moglie del re, ch’era incinta, mise alla luce un figlio, e tale avvenimento produsse allegrezza universale alla corte ed in tutta la città. Spedirono messaggi in tutte le province per invitare i grandi ed i principi, i ricchi ed i sapienti. Recaronsi questi tutti alla corte, formando un’immensa riunione, presieduta dal re e dai sette visiri. Scimas, come gran visir, aprì la seduta col discorso seguente:

«— Lode a Dio che ci ha colmati de’ suoi benefizi, dandoci il miglior segno dell’infinita sua bontà col concederne un re padre del suo popolo; poichè un buon re che veglia ai bisogni dei sudditi e li protegge contro i nemici, è il massimo favore della Provvidenza. Ringraziamo dunque il cielo di vivere sotto l’ombra della protezione d’un simile monarca, e vivere tranquillamente come pesci in uno stagno. — E come vivono i pesci?» chiese Gilia, interrompendo il discorso. — Benissimo,» rispose Scimas, «allorchè hanno acqua in copia, e quando ne mancano, assai male. Potrei raccontarvi, ma non ne val la pena, la storia de’ pesci che, trovandosi una volta in secco nel loro stagno, vennero a consultare un vecchio gambero sul partito d’abbracciare in tale emergenza. Il gambero consigliò di ricorrere a Dio, innalzando preghiere per ottenere la pioggia. Seguirono i pesci il consiglio, ed in breve lo stagno fu pieno d’acqua. Così, allorchè noi incominciavamo a disperare della nascita d’un erede del trono, abbiamo rivolte al cielo le nostre preci, ed esso le ha esaudite, concedendo un principe al migliore dei monarchi.

«— Un re,» disse il secondo visir, cominciando il suo discorso, «non è in vero degno di tal nome se non quando governa con giustizia ed equità, e si mostra protettore delle leggi e padre del suo popolo: un tal re si assicura l’amore ed il cuore de’ sudditi, e preparasi una gloria immortale in questo mondo e nel