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Pagina:Le mille ed una notti, 1852, VII-VIII.djvu/649


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«— Un gatto,» continuò l’interprete, «dopo aver a lungo girato senza cogliere nessuna preda, scoprì finalmente appiè d’un albero un nido di sorci. Se ne accostò egli, ma i sorci si strinsero insieme, e chiusero l'ingresso della loro dimora. «Perchè, fratelli, disse loro il gatto con voce melata, perchè mi chiudete la porta in questa notte burrascosa? vengo a cercare presso di voi ricovero contro la tempesta. Appena posso trascinarmi per la vecchiaia; assiderato dal freddo, e molle di pioggia sino alle ossa, tutte le forze mie sono esauste; è come straniero che imploro un asilo ospitale. Sapete che chi soccorre gl’infelici e gli stranieri, sarà nel giorno del giudizio ricompensato. Vi assicurerete tal ricompensa, se mi accoglierete sol per questa notte! poichè allo spuntar del giorno prenderò commiato per raggiungere i miei compagni. — Come! rispose il vecchio sorcio; ch’io riceva nel mio albergo il mio più crudel nimico? come fidarmi alle vostre parole? — Non oso dire che avreste torto, riprese il gatto con voce lusinghiera; ma dimenticate il passato. Sapete che Iddio perdona a quelli che perdonano ai loro fratelli: sono stato sinora nemico vostro, è vero; ma i benefizi vostri, d'un nemico vi faranno di me un amico. Giuro per tutto ciò che v’ha di più sacro, di non farvi il menomo male; calcolate sulla mia promessa. — Mi ricordo, fece il sordo, un proverbio che dice: Chi si lascia persuadere dalle parole d’un nemico, mette la mano in un buco pieno di serpi. — Ah! riprese il gatto, con voce fioca e quasi moribonda, ah! io sento, vengo a spirare sulla vostra soglia; queste sono l’ultime mie parole. » Il sorcio, dotato di cuore compassionevole, credette infatti che il gatto toccasse l’estrema sua ora, e ricordando il precetto di Dio che comanda di perdonare ai propri nemici, aprì per fare un’opera meritoria. Il gatto si rinchiuse dietro la porta per tema