Pagina:Le mille ed una notti, 1852, VII-VIII.djvu/636


222


«ne posseggo uno bellissimo.» La condusse colla schiava a casa sua, dove le diede un magnifico banchetto. Alla fine del pasto, Zein-al-Mevassif, preso un liuto, cantò una graziosa canzone, alternando le melodie col giovane sino alla mattina.

«— Mesrur,» disse allora la dama, « veggo spuntar l’aurora; è tempo che mi ritiri per non destar sospetti.» Ciò detto, si alzò, e Mesrur la ricondusse a casa.

«Menarono per qualche tempo simile vita deliziosa, sinchè Zein-al-Mevassif ricevette una lettera del consorte, poichè era maritata, nella quale le annunziava prossimo il proprio ritorno, — Che fare, Mesrur?» diss’ella; « mio marito ritorna, e la sua presenza sta per metter fine alla nostra felicità. Qual partito prendere? Me ne riporto intieramente a voi,» rispose il giovane, « che in fatto d’astuzia le donne superarono mai sempre gli uomini. — È un uomo violento e geloso,» ripigliò essa, «e non veggo altro mezzo d’introdurvi in casa nostra, se non facendovi passare per un mercante di colori e profumi che volete vendere a mio marito; ma sopra ogni cosa guardatevi dal contraddirlo.—

«Giunse il marito, e rimase altamente sorpreso vedendo sua moglie tutta gialla dalla testa ai piedi. Erasi ella soffregata con zafferano ed altri colori. — Dal dì della vostra partenza,» disse al marito, «l’inquietudine m’ha posta indosso una malattia che mi minaccia la vita. Ah! mio caro sposo,» soggiunse, fingendo di piangere a calde lagrime, «non viaggiate un’altra volta senza prendere con voi un compagno, affinchè io non abbia più a provar timori continui sulla vostra sorte.— Hai ragione, mia tenera sposa,» rispose il marito; «acchetati e sta certa che per l’avvenire farò quanto desideri.» L’abbracciò e recossi alla sua bottega. Mesrur già ve l’attendeva per ami-