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Pagina:Le mille ed una notti, 1852, VII-VIII.djvu/55


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quieta. Zahide, dal canto suo avendo lo spirito maggiormente preoccupato, la cena fu assai più seria delle precedenti. Le giovani schiave si guardavano con sorpresa; gl’istanti di silenzio che succedevano di frequente erano assolutamente contro l’uso del giardino. Così, quando la principessa poteva avvedersene, lo rompeva d’improvviso col primo discorso che le si presentava, e che non era sempre degno della lucidità del suo spirito.

«Zahide però, la quale voleva sostenere la parte cominciata, le disse: — Come! bella regina de’ miei voleri, sembra che siate con me più austera dei giorni passati. Perchè turbate con inquietudini la felicità che ho di vedere la regina de’ miei pensieri?

«— Che cosa posso io dire,» ripigliò la principessa, «ad un uomo il quale si dice mio caldo amatore e schiavo, e che nondimeno cerca di spiacermi?

«— Io cerco di spiacervi!» sclamò la giovane vivamente; «io che darei la mia vita per un istante de’ vostri giorni! — Queste parole sono comuni,» interruppe la principessa; «e voi sentite che non possono riparare il torto che arreca nel mio animo il vostro procedere verso la mia schiava. In una parola, se il mio amante non è docile che cosa dovrei aspettarmi se dovessi averlo per marito? Credetelo adunque: preferirei perdere la vita piuttosto che sottomettermi ad un uomo sul quale ho sì poco impero, e che sdegna i miei presenti.

«— Quanto siete ingiusta!...» sclamò Zahide.

«— I vostri lamenti sono inutili; essi non mi persuaderanno,» proseguì incollerita la principessa; «sceglietevi una schiava, e separiamoci; è quanto possiamo fare di meglio. —

«Zahide la pregò di lasciarle ancora la sua fedele Mouna, che le fu accordata, malgrado la sorpresa che quella costanza faceva alle seguaci della regina, e la poca speranza che questa n’ebbe.