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Pagina:Le mille ed una notti, 1852, VII-VIII.djvu/53


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mi forzate ancora a scegliere una delle vostre schiave, vi obbedirò, benché mi sia perfettamente inutile, e non ne prenderò altra fuor della vaga Mouna. — .

«La principessa allora si ritirò; ma prima chiamata la schiava, le disse, in modo da non essere udita: — Se mi ami, mia cara Mouna, fa di tutto onde piacere a questo straniero: non ne abbiamo mai veduto di più importuno; tu sola puoi salvare i miei tristi giorni: essi sono in tua mano. —

«Mouna non aveva bisogno della brama di accontentare la sua sovrana per cercar di piacere allo straniero; le promise adunque di eseguirne volontieri gli ordini.

«Quando Zahide si trovò sola con Mouna, le disse: — Ne sai ora più di iersera?

«— Aimè! no,» rispose la tenera ancella; «ma io t’amo, e nulla obbliai per soddisfarti. Nel numero delle nostre familiari abbiamo una schiava, la cui età è tanto avanzata e la fedeltà sì nota, che le vien permesso d’uscire e recarsi qualche volta alla città: a colei mi rivolsi per soddisfarti, e la pregai d’informarsi su ciò che desideri sapere. Vedendo ch’essa erane imperfettamente istruita, malgrado il rischio che corriamo amendue facendo tali indagini, l’amore che nutro per te m’ha resa sì eloquente, seppi sì ben sedurla con piccoli regali, ch’ella recossi oggi dopopranzo da una merciaia sua amica, la quale viveva in una specie d’initimità colla defunta regina, e m’ha promesso d’indurla a dire quanto può sapere su ciò che qui avviene. Ecco, caro straniero, quello che ho potuto fare per accontentarti. —

«Zahide le attestò la propria riconoscenza, e la costrinse ad accettare uno scrignetto di diamanti per ricompensare, le disse, la vecchia schiava e la merciaia. — Tieni i tuoi diamanti,» ripetè mille volte la tenera Mouna; «quand’anche potessero servirmi,