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risparmiando il padre cura veruna per dargli un’eccellente educazione, lo fece istruire in tutte le scienze e nel maneggio dell'armi, all’uopo di renderlo un principe saggio e valoroso. Ma Agib dimostrò maggior gusto per le armi che per le scienze; amava appassionatamente la caccia, i tornei, le imprese guerresche, e faceva scorrerie ne’ paesi limitrofi per esercitarvi ogni sorta di depredazioni.

«Il padre di Agib risentiva vivissimo dolore vedendo la condotta del figlio, il quale, in età sì tenera, davasi al saccheggio. Lo fece aspramente battere colle verghe, e quindi gettare in un carcere sì tetro, ch’era impossibile distinguervi il giorno dalla notte, ed inoltre sì basso, che appena poteva starvi in piedi. Alcuni giorni dopo il re, ad istanza della corte, lo fe’ riporre in libertà; ma in capo a qualche tempo, avendo il principe trovata l’occasione di penetrare nella camera del padre mentre dormiva, l’uccise, e s’impadronì del trono. Circondato dalle guardie, costrinse i grandi dell’impero a prestargli omaggio; questi, colti da terrore all’aspetto della sciabola dei carnefici che accompagnavano il tiranno, baciarono la terra a’ suoi piedi, e lo riconobbero per sovrano.

«Distribuironsi allora abiti d’onore e presenti ai capi delle tribù arabe indipendenti, venuti piuttosto coll’idea di ricevere que’ doni che per prestare giuramento di fedeltà al nuovo re. Così erano scorsi tranquillamente cinque mesi, allorchè una notte il re destossi turbato da un sogno spaventoso, essendogli comparso suo padre, il quale aveva lasciato cadere dall’abito alcun che di somigliante ad un sorcio, il qual oggetto, ingrossando a vista d’occhio, mutossi in un animale feroce, di aspetto terribile ed armato di formidabili unghioni, che slanciatosi addosso ad Agib, gli lacerò le viscere. Immantinente furono chiamati gli interpreti de’ sogni. — Questo sogno, » e’ dissero, «si-