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Pagina:Le mille ed una notti, 1852, VII-VIII.djvu/49


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NOTTE DLVIII

— Vedendo che quell’assicurazione calmava alcun poco l’animo della tenera Mouna, essa proseguì: — Tu mi sembri ben giovane per trovarti qui già da sei anni?

«— Ne aveva dodici, signore, quando vi giunsi; ma ciò che sorprende me stessa, è che non avvenne alcun cambiamento nella mia persona.

«— Ciò non è nell’ordine di natura,» aggiunse Zahide; «tu sembri, infatti non aver che dodici anni. Eppure il numero prodigioso degli stranieri venuti qui, ed ai quali fosti abbandonata avrebbero dovuto....

«Aimè! se fosse un bene desiderato dalle mia compagne d’essere scelte, io sarei stata ben infelice. Tu sei il primo ad accordarmi una preferenza ch’io non m’aspettava di trovar tanto crudele. Sì, caro sultano del mio cuore, essa formerà il tormento della mia vita. Un segreto presentimento avevami finora impedito di desiderarla; appena ti vidi, me ne facesti nascere la voglia. Bramerei baciare i tuoi begli occhi, abbracciarti, e non separarmi più da te. Le rose del giardino della mia vita non sono ancora appassite, tu stesso ne convieni; perchè dunque o crudele, mi tratti con tal indifferenza? che cosa diranno le mie compagne? Come comparirò lor davanti, quando sapranno che mi sdegnasti? Io mi sentiva più felice allorchè non era stata scelta,» aggiunse poi, struggendosi in pianto.

«— Consolati, mia cara Mouna,» riprese Zahide