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Pagina:Le mille ed una notti, 1852, VII-VIII.djvu/45


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credimi, è meglio soddisfare piuttosto i desiderii delle anime nostre, ed approfittare d’una felice circostanza. —

«Zahide le attestò che bisognava prima di tutto rifondere alle sue esigenze. Mouna, ripigliando la parola, le disse con impazienza: — Noi siamo qui custodite, io e le mie compagne, nè c’è dato sapere ciò che tu chiedi. Sono sei anni che fui rapita da un mercante di schiavi, venduta in questo paese, ed unita a quelle che vedesti; noi abitiamo in un serraglio diviso da quello della principessa, non abbiamo comunicazione alcuna, e la vediamo soltanto, all’ora del pranzo, e la mattina, allorchè, lasciando lo straniero, noi andiamo a render conto al re ed al consiglio d’ogni suo detto. È con estreme precauzioni che gli eunuchi ci accompagnano al palazzo, e ci riconducono alle nostre solite abitazioni. È proibito a chiunque, pena la vita, di parlarci, ed a noi di rispondere. Tu vedi da ciò chiaramente,» continuò Mouna, «che questo racconto non merita d’interrompere i nostri piaceri. —

«Zahide, la quale non erasi mai trovata in tale situazione, rispose: — Mia cara Mouna, la tua grazia e beltà sedurrebbero facilmente il mio cuore; io rendo giustizia ad amendue, ma non sono in istato d’approfittare delle tue buone intenzioni a mio riguardo.

«— Chi te lo impedisce?» disse Moina con altrettanta inquietudine e vivacità.

«— Le attrattive della principessa m’hanno sì fortemente incatenata l’alma,» proseguì Zahide, «essa è in tal prodigiosa guisa sovrana del mio cuore, che sono incapace d’abbandonarmi ad altre idee.

«— Ahi me misera!» sclamò la tenera Mouna, piangendo; «che potrei io fare per piacerti, o il più crudele degli uomini?