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Pagina:Le mille ed una notti, 1852, VII-VIII.djvu/43


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«Zahide, per soddisfare la sua curiosità, si credè obbligata a dimostrarle le medesime premure come se fosse stata quella che sembrava. L’interesse che cominciava a prendere a quella divina creatura, la commozione cagionatale dalla situazione del fratello, il desiderio di servirlo, tutti questi sentimenti, misti a curiosità, le diedero una vivacità che ingannò facilmente una persona indifferente come sembrava la principessa. Zahide volle prendersi qualche licenza e fare alcune carezze, ma furono severamente respinte.

«Le danze e la musica vennero eseguite come aveva veduto il re: si fe’ girare il vino in ampie coppe, e la principessa, sollecita di finire il pasto, offrì una delle ancelle a Zahide. — Permettetemi di rifiutarla,» rispose questa; «l’idolo della vostra bellezza è troppo presente al mio cuore, per non occuparmi fino al momento in cui potrò vederti. —

«Non parlando dell’inutilità onde poteva esserle quella schiava, le usò quella delicatezza per vedere se il fratello non avesse a rimproverarsi di aver accettate le schiave stategli offerte. Ma la regina le rispose con un’inquietudine ed un allarme che non potè nascondere: — Come! voi ricusate una di queste belle vergini?

«— È la sola cosa, sovrana di beltà,» disse Zahide, «ch’io possa rifiutare, di tutte quelle che vi degnerete offrire al vostro schiavo.

«— Questo rifiuto non viene qui ammesso,» interruppe la principessa. «La legge che vi permette di venirci,» continuò, e vi obbliga a far la scelta di una schiava. Altrimenti preparatevi a partire. —

«Zahide si arrese a tal minaccia. — Almeno degnatevi farne voi stessa la scelta, anima de’ miei pensieri,» aggiuns’ella.

«— Desse sono per me tutte eguali,» disse la principessa con umore; «prendetevi la più bella agli occhi vostri.