Apri il menu principale

Pagina:Le mille ed una notti, 1852, VII-VIII.djvu/42


28


«L’uccello della speranza abita sempre nel cuore d’un innamorato: Zahide parlò con tanta eloquenza al re, ch’ei le promise di non attentare a’ propri giorni durante la di lei assenza, ed anzi di conservarsi per rivederla. Allora la donzella fece i preparativi della partenza, ed il re le disse, abbracciandola: — Possa la stella della felicità seguire tutti i vostri passi! —

«Ma il cuore della germana era tanto addolorato, che non ebbe la forza di rispondere.

«Informossi ella con tanta esattezza della città di Medhochan, che vi giunse senza ostacoli ed ancor più facilmente, avendo nascosto il sesso, annerita la carnagione, e celate le belle chiome sotto un turbante: in una parola, non lasciando trasparir menomamente i vezzi accordatile dal cielo. Essa trovò là cosa come glie l’aveva descritta il fratello. Chiese al primo che incontrò la strada per recarsi al canestro, ma questi non le rispose che con un sospiro; accortasi che esciva dalla città, lo seguì, e pervenne alle ruine, ove trovò una ventina d’uomini vestiti di nero, i quali facevano inutili sforzi per collocarsi nel canestro.

«La principessa vi fu ricevuta appena si presentò. Vi entrò con vivacità, venne sollevata come un lampo in mezzo alle grida ed alle querele di quelli che si presentavano invano, e giunse nel giardino incantato, cui riconobbe per l’esatto racconto del fratello.

«Calata la notte, e quando le schiave ebbero preso i loro posti, si venne a cercarla per condurla davanti alla principessa; Zaide rimase colpita della di lei avvenenza: pure notò qualche abbattimento sul di lei volto, tristezza negli occhi, ed un velo di melanconia sparsa su tutta la persona, che voleva inutilmente nascondere. La principessa le fece una cortese, ma fredda ed imbarazzata accoglienza.