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Pagina:Le mille ed una notti, 1852, VII-VIII.djvu/40


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il vostro cuore è ora trafitto dal più vivo dolore. Ma ricordatevi che lo voleste a tutta forza. —

«Non gli risposi che con lagrime e sospiri e non potendo più a lungo sostenerne la vista, tornai verso la città: ei non volle abbandonarmi. Mi copersi di abiti lugubri, e voleva recarmi ogni giorno dinanzi al canestro; ma quel tenero amico m’assicurò che sarebbe sempre immobile per me, e che mai non moveva coloro che aveva già portati una volta. — Non imitate,» continuò, e la follia degli abitanti di codesta città; affrettatevi piuttosto di allontanarvene e cercare qualche conforto, viaggiando o tornando in seno alla vostra famiglia per dedicarvi al governo dei vostri stati. — «Convinto da quelle ragioni, ed il canestro rifiutandomi ogni giorno, come l’amico aveva detto, lo lasciai, dopo averlo più volte abbracciato, e tornai qui, ove foste spettatrice del dolore che m’affligge, e che avrà termine sol colla vita. —

«Quando il re Kemserai ebbe finita la sua storia, la sorella, commossa da quel racconto, gli disse: — Consolatevi, principe: per quanto singolari, le vostre sventure non sono senza rimedio: abbiate la pazienza dell’uccello astuto, il quale, quando una volta è preso, dice esser inutile il dibattersi, ma che con qualche sofferenza può liberarsi.

«— Voi cercate di lusingarmi,» rispose il re sospirando; «ma io non la vedrò più, questa luna del mondo.» E copiose lagrime irrigarongli le guance.»