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Pagina:Le mille ed una notti, 1852, VII-VIII.djvu/38


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piomba fino al centro della terra. Vi scongiuro, per l’ospitalità che generosamente esercitaste verso di me, di farmi giungere all’apice della felicità.

«— Perchè,» mi rispos’ella, «l’impazienza vostra vi fa correre alla vostra perdita? Chiunque vi tratti come faccio io, che non vi rifiutò cosa alcuna, potrebbe farvi tal ingiustizia, cagionarvi anzi la benchè minima pena, se non vi fosse astretto? Un giorno otterrete ciò ch’è male di chiedermi oggi, io ve ne do la mia parola: il vostro amore non può essere ancora soddisfatto.

«— Oh bellezza impareggiabile!» sclamai, io sospirando; «il tempo è incostante, i giorni e le notti non sono sempre le stesse, e la fortuna è volubile! Quando si ha spirito come voi, si deve sentire che la maggior follia è di lasciarsi sfuggire l’occasione favorevole. Potete rivocare la vostra parola? No, non siete capace d’ingannarmi! Perchè adunque ritardarla? Perchè, vezzosa regina, non eseguirla stanotte? Perchè scusarvi più a lungo, e propormi ritardi, dei quali non posso comprendere il motivo? Il tempo è come un vento impetuoso, che può distruggere in un attimo la messe del mio amore. Che diverrò io, se la mia felicità e le mie speranze svanissero? Non posso soffrire la vista della vostra schiava: voi sola mi cattivaste; abbiate pietà dello stato in cui mi riduceste, ed accordatemi il bene che ho tanto desio di gustare, io non posso più contenermi: la mia pazienza è stanca d’aspettare; ho troppo spesso lasciata sfuggire una sì bella occasione; non commetterò oggi lo stesso errore, e checchè avvenga, soddisferò la mia passione. —

«La regina, accortasi agevolmente dello stato in cui la passione mi riduceva, e vedendo di non potermi fuggire, acconsentiva un momento por timore, e rifiutava poco dopo per pudore. Ma nulla mi avrebbe