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Pagina:Le mille ed una notti, 1852, VII-VIII.djvu/35


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ser1. Povero e mesto com’io era, son venuto a rifugiarmi presso la mia reina; benchè straniero, ho la fortuna di godere del suo cuore: beltà impareggiabile, quanto posseggo, lo tengo dalla bontà vostra; voi siete padrona della mia sorte; comandate, ed obbedirò.... Ma oimè! m’è dunque impossibile di meritare i sublimi vostri favori? —

«La celeste creatura, prendendo allora la parola: — Qual funesto desiderio!» disse; «voi siete il più sventurato dei mortali! A qual errore vi lasciate trascorrere? Dite d’amarmi: perchè dunque v’opponete a’ miei disegni? Tutto in me è a vostra disposizione, e non mi serbo se non una sola cosa che non potete ragionevolmente esigere, e ch’io non posso accordarvi senza infamia. Fuggite piuttosto; evitatemi, o siete il più insensato degli uomini: cessate dal chiedermi ciò che m’è impossibile accordarvi, temete di gustare un diletto fugace; il resto della vostra vita non sarebbe se non una serie di continui spasimi. —

«Ciò dicendo, mi gettò teneramente le leggiadre braccia al collo, scongiurandomi di obbliare quello che far doveva il tormente della mia esistenza. Volli rappresentarle ancora lo stato violento de’ miei desiderii, e rinnovai le istanze; ma dessa risposemi sempre in guisa sì determinata, che mi stancai di replicarle: mi dava speranza per l’avvenire, abbellendolo coll’idea del compimento delle mie brame. Infine, avendomi reso il più innamorato degli uomini, chiamata una delle ancelle, e messa la sua mano nelle mie, si ritirò per andar a gustare le dolcezze del riposo, raccomandandomi di consolarmi della di lei assenza con quella vaga creatura.

«Al sorger del sole, la bella schiava, la quale

  1. Uno de’ fiumi del paradiso di Maometto; le sue acque sono più candide e dolci del latte.