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suo seno stavano divise dal più seducente intervallo. La fronte, su cui ricadevano i bei capelli neri, brillava come la luna nel mese di sciaban, cioè, quando la festa del Beiram mette fine al tempo del digiuno; gli occhi somigliavano a quelli della gazella, ed il naso era dritto e brillante come una spada; parea che il suggello di Salomone fosse impresso sulla sua bocca per sigillare il tesoro di perle che racchiudeva: impossibile sarebbe seguire l’immaginazione nella pittura delle beltà avvolte ne’ veli del mistero. Finalmente, basta dire che superava in beltà tutte le figliuole d’Eva e de’ geni, talchè un poeta avrebbe detto di lei:

««Quand’ella comparisce, la sua presenza riempie tutti i cuori d’emozione, e se s’allontana, tutti i cuori piombano nel nulla.

«Regna il cielo nel suo volto; brilla dello splendore de’ giardini del paradiso, tra’ quali scorre il ruscello della vita.

«Il suo corpo offre un grato assieme di tutti i colori; il nero ed il bianco, il color delle rose e quello del legno di sandalo.

«Tutti i cuori ella incatena coll’incanto della beltà, l’elegauza della persona, il seducente sorriso.

«Slanciano dardi i suoi occhi, e le parole più inebbrianti escono dalla profumata bocca.»»

«Questa bella schiava, come già dicemmo, era il solo tesoro che ancor possedesse Abul Hassan. Erano già trascorsi tre giorni senza ch’ei prendesse alcun cibo, e la schiava allora gli disse: — Presentatemi al Commendatore de’ credenti, al grande Aaron-al-Raschild, e domandategli diecimila zecchini di me. S’ei trova troppo alto tal prezzo, ditegli ch’io valgo ancora di più, e che, riguardo ai talenti concessimi dal cielo, non ho rivali.» Abul Hassan, non essendo in grado d’apprezzare abbastanza il merito della schiava, ne seguì