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Pagina:Le mille ed una notti, 1852, VII-VIII.djvu/30


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«Intanto la regina; guardandomi con bontà, mi volse molte domande alle quali soddisfeci in modo che ne parve contenta. Volle conoscere il mio nome ed il paese, e mi chiese la ragione che m’aveva spinto a tentare quell’avventura. La raccontai tutto ciò che avevami detto il dervis, e le confessai che, da quel punto, il mondo essendomi divenuto insipido, non avea potuto resistere al desiderio di giùdicare da me stesso d’una cosa che faceva tanta impressione a quelli che n’erano stati testimoni. - Ma,» aggiunsi, e quanto mi stupisce, è il suo silenzio sur un oggetto sorprendente ed ammirabile come voi, principessa.

«- Io non ne sono maravigliata,» mi rispose; «quasi tutti quelli che vengono qui sono allettati dai piaceri della tavola, o della musica, o della danza, od infine dalla beltà delle mie schiave; e poi, credete ch’io mi degni di parlar seco loro? —

«La ringraziai d’una preferenza così lusinghiera, ed assicuratala che avrei volentieri passata la vita a vederla ed adorarla, notai che le mie proteste la immergevano in dolci meditazioni. — Prendete parte,» ella mi disse, «ai piaceri che qui si gustano, e ricordatevi di me, se per ventura fossimo divisi.

«— Come potrei dimenticarvi, o regina di beltà, se tante persone, indegne di voi, sospirano e gemono per esserne lontane?

«— Non son io ch’essi rammaricano, ma bensì i piaceri provati.

«— Come mai si può separarsi da voi?» ripresi con vivacità; e non siete forse tutti i piaceri stessi riuniti?

«— Ci rivedremo domani,» disse la vergine; «questo giardino è la mia solita passeggiata ed è destinato alle mie cene. Tutte le schiave che vedete sono ai vostri ordini, e potete liberamente disporre di tutte quelle che vi piaceranno. —