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Pagina:Le mille ed una notti, 1852, VII-VIII.djvu/29


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come un vento leggiero che dà la vita ai fiorì ed ai frutti, e fatti molti inutili giri, mi trovò infine al piede del pioppo ch’io non aveva lasciato. Accostatasi, mi disse: — Alzatevi, straniero; la regina vi domanda. —

«Io la seguii, e giunsi davanti al trono della principessa. L’assicurai che sarei felice d’essere l’ultimo dei suoi schiavi, indi, incrociando le braccia al seno, rimasi in piedi davanti a quella divina beltà. Io non osava rimirarla, perchè abbagliato da’ suoi vezzi. La vergine non tardò a volgermi la parola con infinita dolcezza, dicendo colla più squisita cortesia: — Straniero, prendete posto su quel sofà, e rassicuratevi; noi non disprezziamo gli stranieri gentili come voi, e che sembrano aver altrettanto spirito quanto ne dimostrate. —

«Obbedii: allora mi fece presentare un vaso pieno d’un liquore sì delizioso, che appena l’ebbi bevuto, mi sentii un uomo nuovo, e dimenticai tosto tutte le tristi impressioni che m’erano state date su quel delizioso soggiorno. La principessa fece ricominciare la musica, e le esecutrici furono spesso interrotte dai miei applausi.

«Intanto due giovani schiave facevano girare coppe piene di prelibato vino. Poco dopo tutte quelle beltà si alzarono, mettendosi a danzare colla grazia e precisione, con cui avevano eseguiti i concerti; le loro danze respiravano la più dolce voluttà. Le teste di quelle vezzose vergini erano adorne di berretti mollemente chinati sulle orecchie, e ballando, si davano continuamente mille baci d’amicizia. Spesso interrompevano la danza per bere alla reciproca salute, ed il vino diè loro in breve un bel rossore, che ne faceva maravigliosamente spiccare la candidezza della carnagione. La gioia ed i piaceri sembravano avere stabilito eterna dimora nei loro cuori.