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Pagina:Le mille ed una notti, 1852, VII-VIII.djvu/268


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l'aveva suo malgrado sposata, e fattele soffrire soventi volte iniqui trattamenti. Quanto al dolore che le produsse la perdita de’ figiiuoli, fu questo addolcito dalla conservazione della propria vita, nè potè far a meno di scusare il giovane, cui la morte dei fratelli, indegnamente scannati, aveva portato ad un atto di vendetta sì naturale, e di riconoscere l'esistenza dalla generosa di lui compassione. Gli manifestò allora che l'officina del defunto conteneva immensa quantità di droghe preziose, e tra le altre l’acqua di vita ch’egli da tanto tempo cercava. Lieto il principe di quella notizia, offrì alla donna di prenderla sotto la sua protezione, e dessa acconsentì a seguirlo in un paese abitato dai veri credenti. Fatto fardello delle droghe e d’alcune gioie di gran valore, e caricata ogni cosa con provvigioni ed altri oggetti necessari su due camelli, vi salirono anch’essi, e lasciata, senza essere riconosciuti, la città, giunsero felicemente alla capitale della China, ove il principe stupì al sommo nel sentire la morte del genitore, mentre la madre trascinava ancora penosa l'esistenza. I ministri, i quali, nella speranza del ritorno de’ tre fratelli, avevano impedito, non senza stento, che il trono venisse occupato da uno degli eredi collaterali, rallegraronsi alla vista del giovane principe, ed appena conosciuta la morte de' due maggiori, lo proclamarono sultano. Prima sua cura fu di guarire la madre, alla quale l’acqua di vita restituì subito la salute. Occupossi poi degli affari di stato, e se ne disimpegnò con tanta giustizia e moderazione, che, facendosi amare dai sudditi, divenne modello agli altri sovrani.

"Un giorno, qualche tempo dopo il suo avvenimento al trono, il sultano, divertendosi alla caccia, vide un vecchio Arabo, il quale, accompagnato dalla figliuola, viaggiava a cavallo. Avendo il vento scomposto il velo della giovinetta, offrì agli occhi amma-