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Pagina:Le mille ed una notti, 1852, VII-VIII.djvu/267


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dere le lampade. Il giovane, nello stato di miseria in cui si trovava, non vedendo pel momento altro mezzo di provvedere a’ propri bisogni, accettò la proposta, deciso d’evadersi appena si fosse alquanto ristabilito. Lo condusse l’Ebreo nella casa che teneva in città, ed affettò per lui la tenerezza medesima che dimostrava a’ propri figliuoli. Alla domane, il principe recossi alla sinagoga per adempire al dovere impostogli, e scoprì i cadaveri de’miseri fratelli. Colto d’orrore all’orrendo spettacolo, mentre deplorava la triste loro fine con copiose lagrime, la memoria del proprio pericolo o l’idea d’essere in potere dell’assassino de’ fratelli, lo empirono di spavento. Rimessosi però alquanto, sentì rinascere il primiero coraggio, e riflettè ai mezzi di vendicare sul sanguinario Israelita la morte degl’infelici. Sempre meditando al suo disegno, terminò il lavoro, e quando il Giudeo venne a fare la sua visita, nascose la propria emozione, e dissimulò tanto bene, da non lasciar trasparire il minimo segno del dolore che lo crucciava. Il padrone lo lodò della sua diligenza, e lo fe’ cenare colla propria, famiglia composta della moglie e di due figliuoli. Erasi allora nel mezzo della state, e siccome faceva un caldo soffocante, ritiraronsi per darsi al riposo su d’altissima terrazza. Nel cuor della notte, allorchè ciascuno fu immerso in profondo sonno, il principe, impossessatosi della sciabola dell'infame infedele, gli recise d'un sol colpo la testa; poscia, presi i due ragazzi, li precipitò dall’alto del terrazzo, e già disponessi a finire anche la moglie del Giudeo, ma l’idea che potesse servirgli, ne trattenne il braccio. La destò pian piano, ed ingiuntole di seguirlo, le partecipò la strage de’ fratelli, e la vendetta presa dell’indegno suo marito. La donna, musulmana in cuore, udì con indifferenza, e quasi con gioia, la morte del malvagio Ebreo che