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cizia. Insomma, è solo in quella città che puossi conoscere la disgrazia ch’io provai; è colà che si può trovare la giusta cagione de’ miei dolori e della passione da cui è straziato il mio cuore, e che si potrà convincersi della verità del mio stato, più che non potrebbero fare tutti i racconti.» Sì dicendo, il dervis mi salutò, prese tutti i doni che gli aveva fatti, e lasciommi in preda alla più viva curiosità.

«Il mistero di quella storia ed i pochi dettagli de’ quali era accompagnata, servirono soltanto a raddoppiare in me il desiderio di conoscere cose tanto singolari. Fui spronato dalla brama di giudicare da me stesso d’una cosa sì poco comune; e tal desiderio, che fu la sorgente del cambiamento del mio carattere, s’accrebbe al segno, che non potei trattenermi, d’intraprendere il viaggio di Medhochan.»

NOTTE DLII

— «Portai con me molte pietre preziose, e travestitomi, partii sollecito per la China con una soddisfazione senza pari. Le precauzioni prese per non essere riconosciuto, riescirono perfettamente. Infine giunsi in quella regione che doveva riuscirmi sì funesta. La vista di quella terra mi allettò, perchè doveva soddisfare la mia fatale curiosità: trovata in breve una carovana, mi unii ad essa, che mi condusse in mezzo a quel grande impero; io l’abbandonai per seguire la strada di Medhochan, dove giunsi dopo aver sofferto con gioia le fatiche di sì lungo e penoso viaggio.

«Quasi tutto il popolo di questa città era infatti