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Pagina:Le mille ed una notti, 1852, VII-VIII.djvu/218


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chio suo padre. Gettaronsi nelle braccia l’un dell’altro, e soddisfatto a quel primo bisogno della reciproca tenerezza, il principe narrò al genitore le maravigliose sue avventure. Ripresa in fine la via della capitale, vi furono accolti dagli abitanti in mezzo ad universalì applausi ed ai voti più sinceri per la loro prosperità. — «Piacque al sultano quel racconto, ed ingiunse al secondo di que’ suoi beneficali di narrargli qualche altra novella, cui quegli tosto si accinse in cotal sensi:

IL FIGLIO DEL PESCATORE.


«— Avendo un pescatore e suo figlio pigliato un pesce enorme, il padre concepì l’idea di offrirlo al sultano nella speranza di generoso guiderdone. Mentre dunque andava a casa a prendere un cesto adattato, il figlio, tocco di compassione per l’animale, tornò a buttarlo nell’acqua; ma temendo poi la collera del padre, si diede alla fuga, e giunse in una città lontana, dove ottenne di servire.

«Un giorno che trovavasi al mercato, vide un Ebreo comprare ad altissimo prezzo un gallo, cui mandò alla moglie, con ordine di custodirlo sino al suo ritorno. Vedendo il giovane la grossa somma pagata dal Giudeo per quel gallo, immaginò che posseder dovesse qualche straordinaria qualità, e risolse di rendersene padrone. A tale scopo comprati due bei capponi, li portò alla moglie dell’Ebreo, pregandola, da parte del marito, di restituire il gallo, da lui cambiato, diceva, coi due capponi. Glielo diede la donna, ed il pescatore, ucciso l’animale, vi trovò nelle interiora un anello magico. Stropicciatolo, ne uscì una voce che gli chiese i suoi ordini, assicurandolo che