Pagina:Le mille ed una notti, 1852, VII-VIII.djvu/21


7


doveva chiudere gli occhi per sempre, lo scongiurò di confidargli la cagione della sua tristezza. — Principe abbattuto dalla sventura,» gli disse, «perchè non volete palesarmi la cagione dei vostri dolori? Le pene che provate, le risento ancor io vivamente; degnatevi riporre qualche fiducia in me; troverò forse il rimedio ai vostri mali. Chi sa anche se il gran Profeta, mosso dal mio dolore, non m’ispirerà il mezzo di arrecarvi sollievo! —

«Il re rispose, mandando profondi sospiri: — La mia storia è più lunga di quella di Feredbaad1 e più trista di quella di Wamakweazza2; pure voglio accordare alle vostre tenere cure ed all’affezione, che sempre mi dimostraste, ciò che mi domandate: vi dirò adunque la cagione delle mie sventure, e saprete in qual modo sono passato in un istante dalla gioia alla tristezza, e come il mio cuore abbia provato i colpi terribili della spada dell’afflizione. Quanto potrò dirvi non vi darà mai se non una leggera idea delle mie avventure; non vi sono parole abbastanza capaci d’esprimere ciò che vidi, ma voi lo volete, ed io vi soddisferò.

«Sapete che ne’ tempi felici della mia vita io passava parte de’ miei giorni cogli stranieri, che mi narravano le proprie avventure o quelle che conoscevano. Nel numero dei viaggiatori che riempivano di continuo il mio caravanserraglio, incontrai una specie di dervis vestito di nero. Malgrado la tristezza de’ suoi abiti, io ne distinsi l’aspetto, tanto interessante quanto dilettevole il suo discorso. Esso mi pareva per-

  1. Consolazione nell’afflizione: è un libro arabo di Alì ed Hassan, «soprannominato Tenoukhi, da Tenouk, una delle arabe tribù.
  2. È un romanzo scritto in versi persiani, contenente gli amori di Wamak e d’Azza, celebri amanti che vivevano prima di Maometto.