Pagina:Le mille ed una notti, 1852, VII-VIII.djvu/122


108


NOTTE DLXXII

Scheherazade continuò di tal guisa la storia dell’infelice sultano:

AVVENTURE

DEL SULTANO DOPO LA SUA ABDICAZIONE.

— Il principe, sempre travestito da dervis, viaggiando senza mai fermarsi, giunse alla città dei Cairo. Quivi, passato per alcune vie, si trovò rimpetto al palazzo del sultano; stava esaminandone con diletto l’estensione e la bella architettura, ed osservando con curiosità il gran numero delle persone che vi entravano e ne uscivano, allorchè il sovrano, di ritorno dalla caccia, comparve col seguito. Postosi il falso dervis da un lato, il re, avendo notato il nobile aspetto dell’incognito, lo fe’ pregare di recarsi al palazzo, e comandò che si avessero per lui i maggiori riguardi, sin al momento in cui lo farebbe chiamare.

«Il sultano, riposatosi alquanto, chiese del dervis. — Di qual regno vieni?» gli domandò. — Sire, sono un dervis errante. — Ottimamente; ma qual motivo qui ti adduce? — Gran principe, non posso dirlo che a voi solo.» Il sultano alzossi, e lo condusse in una camera appartata, dove il falso dervis gli narrò tutta la sua storia. Ammirando tanta rassegnazione, il re si mise a sclamare: — Benedetto il santo nome di Colui, l’onnipotenza del quale ci solleva o ci umilia a suo talento! Ma le mie avventure sono ancor più maravigliose delle tue; eccomi a fartele conoscere ne’ minimi particolari.