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«Frattanto Chesbal mandò da ogni parie spie per sapere ciò che fosse accaduto del principe. Infine scoprì il luogo in cui era stato trasportato. Le principesse indussero facilmente il re a raccogliere un esercito di quattrocentomila spiriti, per marciare contro il re di Kilsem.

«Questo monarca, dal canto suo, venuto in cognizione di tali preparativi, radunò numerose schiere. Quelle due formidabili armate essendosi poste in viaggio pei campi aerei, il re di Kilsem mandò a Chesbal un ambasciatore a domandargli per qual motivo gli movesse guerra. — Voi avete preso,» rispose quegli, «un uomo ne’ miei stati, senza sapere se ne fossi contento: lasciando da parte che quell’uomo m’è caro, io mi lagno del vostro procedere; talchè or voglio che mi venga restituito quel prigioniero, e mi sia resa soddisfazione della violenza onde vi faceste colpevole verso di me.

«— Egli ha ucciso il fratello del nostro re,» rispose l’ambasciatore; «nulla può indurci a restituirlo, e noi vogliamo vendicarne la morte. —

«Chesbal fu afflitto da quella risposta, la quale, a dir vero, meritava qualche riflessione. Ma Bedihuldgemal, postasi alla testa dell’esercito, cominciò la zuffa senza aspettare l’esito della negoziazione. Le schiere nemiche si cozzarono: terribile fu il primo urto: i tuoni ed i fulmini rischiaravano l’aerea battaglia. Il re di Kilsem fu preso e condotto davanti a Chesbal. — Crudele,» gli disse quel principe, «se tu hai fatto perire il mortale che ti chiesi, preparati a provare tutto il peso della mia collera. —

«Il re di Kilsem, commosso dello stato in cui gli parve trovarsi Bedihuldgemal, lo rassicurò sulla sorte del principe d’Egitto, fece tosto partire un genio, al quale consegnò il suo anello, per prova dell’ordine