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Pagina:Le mille ed una notti, 1852, V-VI.djvu/71


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Schaibar fu comparso alla porta, tutti quelli che lo videro, colti da terrore alla vista d’oggetto sì spaventoso, si nascosero alcuni nelle botteghe o nelle case, delle quali chiusero le porte; altri, dandosi alla fuga, comunicarono egual terrore a quelli che incontravano, i quali voltarono subito strada, correndo a tutte gambe senza guardarsi indietro. Per tal modo mano mano che Schaibar ed Ahmed progredivano a passi misurati, trovarono una totale solitudine in tutte le vie e nelle piazze sino al palazzo. Colà i custodi, invece d’impedire almeno che il nano non entrasse, fuggirono, chi da una parte, chi dall’altra, e lasciato così libero l’ingresso, il principe e Schaibar inoltraronsi senza ostacoli sino alla sala del consiglio, dove il sultano, seduto sul trono, dava udienza, ivi pure entrando senza impedimento, giacchè gli uscieri avevano abbandonato il posto appena ebbero veduto comparire il deforme omicciattolo.

«Schaibar, colla testa alta, avvicinatosi fieramente al trono, senza attendere che Ahmed lo presentasse, apostrofò in questi termini il sultano delle Indie: — Tu mi hai domandato,» gli disse; «or eccomi. Che vuoi tu da me? —

«Invece di rispondere, il sultano si era poste le mani sugli occhi, distogliendo la testa per non vedere sì spaventevole oggetto; il nano, sdegnato di quell’accoglienza incivile ed offensiva, dopo avergli dato l’incomodo di venire, alzò la stanga di ferro, e dicendogli: — Parla dunque!» glie la scaricò sulla testa e l’uccise, facendolo in più breve tempo che Ahmed non avesse pensato a domandargli grazia per lui. Tutto ciò che potè fare, fu d’impedire che non ammazzasse anche il gran visir, il quale stava alla destra del sultano, dimostrandogli che non aveva se non a lodarsi de’ buoni consigli dati da esso a suo padre.