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Pagina:Le mille ed una notti, 1852, V-VI.djvu/700


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congedai dalla sultana facendo voti per la sua felicità, e seguendo la vecchia, m’affrettai di raggiungere il palazzo della principessa.

«Sventuratamente la mia sposa era già di ritorno; entrai tremando nella sala, e la trovai sdraiata sopra un sofà, fingendo di dormire profondamente; mi avvicinai pian piano, e me le sedetti accanto; ma malgrado tutte le precanzioni che presi per non isvegliarla, ella aprì gli occhi, e scorgendomi, mi diede un calcio sì furioso, che gettommi a terra. — Perfido,» sclamò, «è in questo modo che mantieni le tue promesse? Tu sei stato dalla sultana Zobeide, malgrado il giuramento che mi facesti di non uscire. Se non ascoltassi che il mio risentimento e la gelosia, farei appiccare il fuoco al palazzo della sultana, e la seppellirei sotto le sue rovine. —

«Allora si alzò furibonda, e chiamò Sawab. Vidi comparire un grande schiavo nero con una spada in mano. — Sawab,» gli disse, «prendi codesto perfido, e troncagli la testa. —

«Il negro si mise in dovere di eseguire quel barbaro ordine, mi prese pel collare con mano robusta, mi bendò gli occhi, e stava in procinto di farmi volare la testa dalle spalle, quando tutte le schiave si precipitarono ai piedi della padrona, pregandola di non farmi perire. — Signora,» le dissero, «ei non conosceva ancora il vostro carattere; la sua colpa non fu premeditata; è una colpa involontaria, alla quale fu trascinato, e che non merita la morte. — Or bene, acconsento a non versare il suo sangue,» disse la principessa, dopo essersi fatta pregare; «ma voglio che sia punito, e’ porti segni indelebili della mia vendetta, che gli rammentino in eterno il suo delitto e tradimento. Spogliatelo,» disse allo schiavo negro, «e dategli subito cento vergate. —

«Lo schiavo eseguì troppo bene l’ordine ricevuto.