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Pagina:Le mille ed una notti, 1852, V-VI.djvu/70


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«Se il principe non fosse stato prevenuto che Schaibar era fratello di Pari-Banù, non lo avrebbe certo potuto mirar senza terrore; ma rassicurato da tale cognizione, lo aspettò di piè fermo colla fata, e lo ricevette senza alcun indizio di debolezza.

«Schaibar, il quale, secondo che inoltravasi, avea guardato il principe con un certo occhio che avrebbegli dovuto gelar l’anima, domandò, accostandosi a Pari-Banù chi fosse quell’uomo.

«— Fratello,» rispos’ella, «è il mio sposo; il suo nome è Ahmed, ed è figliuolo del sultano delle Indie. il motivo pel quale non v’invitai alle mie nozze e che non volli distogliervi dalla spedizione in cui eravate impegnato, e dalla quale udii col massimo piacere che tornaste vittorioso; è a suo riguarda che mi presi la libertà di chiamarvi. —

«A tali parole, Schaibar, guardando il principe Ahmed con occhio grazioso, che nulla però scemava della sua fierezza, nè dell’aria sua feroce: — Sorella,» disse, «posso prestargli servigio in qualche cosa? Ei non ha che a parlare. Basta ch’egli vi sia consorte, per obbligarmi a compiacerlo in tutto ciò che può desiderare: — Il sultano suo padre,» ripigliò Pari-Banù, «ha la curiosità di vedervi; vi prego dunque a permettere ch’ei vi sia guida. — Vada pur innanzi,» riprese Schaibar; «io son pronto a seguirlo. — Fratello,» tornò a dire Pari-Banù, «oggi è troppo tardi per intraprendere tale viaggio; vi prego differirlo sino a domani. Intanto, siccome è bene che siate istruito di quanto accadde tra il sultano delle Indie ed il principe Ahmed dopo il nostro matrimonio, ve ne interterrò questa sera. —

«Alla domane, Schaibar, informato di ciò ch’era meglio non ignorasse, partì di buon’ora, accompagnato dal giovane Ahmed, il quale doveva presentarlo al sultano. Giunsero alla capitale; ed appena