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Pagina:Le mille ed una notti, 1852, V-VI.djvu/65


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NOTTE CDXIII


— Sire, la fata Pari-Banù occupavasi allora a cucire, e siccome teneva vicino parecchi gomitoli di filo, ne prese uno, e presentandolo al principe:

«— Prima di tutto,» gli disse, «prendete questo gomitolo; in breve vi dirò l’uso che dovrete farne. In secondo luogo, fatevi preparare due cavalli, uno per montarlo, l’altro che condurrete a mano, carico d’un ariete tagliato in quattro pezzi, che bisognerà facciate uccidere oggi. In terzo luogo, vi munirete d’un vaso onde attinger l’acqua, che vi farò dare. Salite a cavallo di buon mattino, guidando l’altro per mano; e quando sarete uscito dalla porta di ferro, gettatevi davanti il gomitolo di filo: esso rotolerà, e non cesserà di rotolare se non alla porta del castello. Seguitelo fin là, e quando siasi fermato, siccome la porta sarà aperta, vedrete i quattro lioni; i due di guardia desteranno coi loro ruggiti gli altri. Non vi atterrite; ma gettate a ciascuno un quarto d’ariete, senza smontare di cavallo. Ciò fatto, senza perder tempo, date di sproni, e con rapida corsa recatevi prontamente alla fontana, riempite d’acqua il vaso, stando sempre in sella, e tornate colla medesima celerità: i lioni, occupati ancora a mangiare, vi lasceranno libera l’uscita. —

«Ahmed partì la domane, all’ora indicata dalla fata Pari-Banù, ed eseguì punto per punto le di lei prescrizioni. Giunto alla porta del castello, distribuì ai quattro lioni i quarti dell’ariete, e passando intrepido in mezzo ad essi, penetrò sino alla fontana, ove at-