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Pagina:Le mille ed una notti, 1852, V-VI.djvu/62


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grande del bisogno; ma notate inoltre, che ha la proprielà d’ingrandirsi od impicciolirsi in proporzione di ciò che vi deve stare al coperto, senza che vi sia bisogno di mettervi mano. —

«La tesoriera ripiegò il padiglione, lo ridusse nel primiero stato; lo riportò, e conseguollo al principe. Questi lo prese, e la domane, senza differir oltre, salito a cavallo ed accompagnato dalla solita comitiva, andò a presentarlo al padre.

«Il sultano, persuaso che un padiglione quale aveva richiesto, fosse fuor d’ogni possibilità, stupì sommamente della sollecitudine del figliuolo. Ricevuto pertanto il padiglione, ed ammiratane la picciolezza, qual non fu il suo stupore, da cui non rinvenne così presto, allorchè, fattolo spiegare nella grande pianura che dicemmo, riconobbe che due eserciti, poderosi quanto il suo, vi potevano stare al coperto comodamente! Siccome però avrebbe potuto considerare questa circostanza come una superfluità, che poteva anche in pratica tornare incomoda, non dimenticò Ahmed di avvertirlo, che tal grandezza troverebbesi sempre proporzionata al numero delle soldatesche.

«In apparenza, il sultano dimostrò al figliuolo la propria gratitudine per un presente così magnifico, pregandolo di ben ringraziarne da parte sua la fata Pari-Banù; e per maggiormente dimostrargli il conio che ne faceva, comandò fosse gelosamente custodito nel suo tesoro. Ma ne concepì in cuore una gelosia maggiore di quella ispiratagli da’ suoi adulatori e dalla maga medesima, considerando che, col favore della fata, il figliuolo poteva eseguire cose infinitamente superiori alla propria possanza, ad onta della grandezza e ricchezze sue. Laonde, più accanito di prima a trascurar nulla per farlo perire, consultò nuovamente la maga; e dessa gli consigliò d’impegnare il principe a portargli l’acqua della Fontana dei Lioni.