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lito, un ufficiale del califfo venne ad annunciare a quel principe la morte improvvisa d’uno dei suoi consiglieri intimi.

«Il monarca mandò tosto a cercare Alaeddin, gli fe’ indossare un caftan o vestito d’onore, e gli accordò il posto del defunto, con una pensione di mille pezze d’oro. Alaeddin, attaccato ancor più alla persona del califfo, entrò vie maggiormente nelle sue buone grazie.

«Un giorno che stava nel divano, un emiro, colla spada in pugno, venne ad annunziare ad Aaron la morte del capo del consiglio supremo dei Sessanta. Quel principe fece tosto indossare ad Alaeddin un superbo caftan, e lo nominò capo del consiglio dei Sessanta. Siccome l’estinto non aveva moglie nè figli, Alaeddin ereditò, per ordine del califfo, tutti i suoi schiavi e tutti i tesori, a condizione soltanto che prenderebbe cura de’ funerali. Aaron avendo sventolato il fazzoletto, il divano si sciolse.

«Uscendo dalla sala, Alaeddin trovò una compagnia di quaranta uomini delle guardie del principe, che si disponevano a scortarlo per fargli onore, ed il cui capo, di nome Ahmed Aldanaf, venne a porsegli a’ fianchi. Il giovane, il quale conosceva il potere di quell’ufficiale e la fiducia che il califfo aveva in lui, approfittò dell’occasione per indurlo a legarsi seco strettamente, e volerlo riguardare come suo figlio. Ahmed Aldanaf, avendo sentito inclinazione ed attaccamento pel giovane dall’istante che l’aveva veduto comparire alla corte, fu lieto della sua domanda, e v’acconsentì volentieri; gli promise, anche per dargli un luminoso segno dell’interesse che prendeva per lui, di farlo scortare dai suoi soldati tutte le volte che si recherebbe al divano o che ne uscirebbe.

«Alaeddin, colmo d’onori alla corte del califfo, recavasi tutti i giorni dal principe, col quale viveva