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chiamare una schiava, che s’affrettò ad imbandire i più delicati cibi.»


NOTTE CDCXV


— In quel momento il califfo entrò nelle stanze della giovane schiava, e vedendola occupata a mangiare, le dimostrò il proprio piacere di vederla ristabilita in salute. — Sovrano commendatore de’ credenti,» disse la vecchia, «la letizia che vi fa provare la guarigione della vostra schiava, la dovete ad un medico stabilito da poco tempo in questa città. Nessuno conosce meglio di lui tutte le malattie: una sola ricetta basta per guarirle radicalmente. — Portate,» soggiunse Abdalmalek, «una borsa di mille pezze d’oro a quel medico per la guarigione operata.» Egli uscì poco dopo, e la vecchia sollecitossi a portare i denari al medico, e, presentandogli la borsa, gli disse che la giovane da lui guarita non era sua figlia, ma la schiava favorita dei califfo: gli consegnò nello stesso tempo una lettera scritta da Naam. Il medico la diede al giovane, il quale la prese con un turbamento ed un’emozione difficili ad esprimersi. La lettera era del seguente tenore:

««La schiava, privata della sua felicità, decaduta dalla sua prosperità, separata dal suo bene, ha ricevuto il viglietto ch’egli le ha mandato, e gli risponde con questi versi:

««Ricevendo la vostra lettera, le mie dita hanno vergata da per sè la risposta. Profumatevi e sperate. Mosè fu restituito alla madre, e la veste di Giuseppe resa a suo padre.»»