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in quella saputo, parlando anche del proprio timore non la fata voltasse l’animo del principe, chiese loro quali mezzi stimassero opportuni per antivenire sì gran male.

«Uno de’ favoriti, prendendo la parola per tutti, rispose: — Per prevenire codesto male, o sire, poichè vostra maestà conosce chi potrebbe diventarne l’autore, e che costui si trova in mezzo alla sua corte ed è in suo potere di eseguirlo, non dev’ella esitare a farlo arrestare, e non dirò privarlo di vita, la cosa farebbe troppo chiasso, ma almeno rinchiuderlo in una stretta prigione pel resto de’ suoi giorni. —

«Gli altri favoriti applaudirono, tutti ad una voce, a questo sentimento.

«La maga, trovando troppo violento il consiglio, chiese al sultano il permesso di parlare, e quando le fu accordato, disse:

«— Sire, son persuaso essere lo zelo per gl’interessi della maestà vostra che faccia proporre da’ suoi consiglieri di arrestare il principe Ahmed; ma non avranno discaro ch’io ponga loro sottocchio che, arrestando il principe, converrebbe pur nello stesso tempo sostenere i suoi compagni; ma quelli che l’accompagnano sono geni. Credono essi agevole il sorprenderli, metter loro le mani addosso ed impossessarsi delle loro persone? Non iscomparirebbero essi per la proprietà che posseggono di rendersi invisibili? E non andrebbero sul momento ad informare la fate dell’insulto fatto al suo sposo; e questa, vorrebb’ella lasciare invendicato l’oltraggio? Ma se, per qualche mezzo meno clamoroso, il sultano può mettersi al sicuro dai cattivi divisamenti che coltivar potesse il principe Ahmed, senza che la gloria della maestà sua vi fosse compromessa, e niuno sospettar potesse che vi fosse dal canto suo nessuna mala intenzione, non sarebbe meglio metterlo ad effetto? Se sua maestà