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Pagina:Le mille ed una notti, 1852, V-VI.djvu/468


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tempo, e non li riconobbi; tu celavi il tuo potere sotto meschine apparenze: troppo follemente mi fidai, e tu vincesti; non abusare della tua vittoria; sono schiacciato sotto queste ruine: tremenda qui sarebbe la mia esistenza; fammi trasportare nelle spelonche del Caucaso: almeno non vi gemerò solo! — Genio,» rispose Habib, «sei colpevole di molti delitti; ma io ho l’anima d’un cavaliere, ed il nemico può domandarmi grazia; nondimeno, non posso decidermi senza consiglio, e non ti darò risposta se non quando avrò fatto tre preghiere.»

NOTTE CDLXXIX

— Habib trovavasi come sepolto in una fessura in mezzo ai massi. Appena la polve fu dissipata, vedesi brillare sulla testa come due stelle: erano gli occhi incantevoli della più giovane delle figlie del mare. — Siete voi, signore?» gli grida essa; «quanto siamo liete! come abbiam tremato pei vostri giorni allorchè vedemmo precipitarvi addosso codesta montagna! Prendete i miei capelli, cavaliere; non temete di farmi male; ho forza e coraggio.» Sì dicendo, lascia cadere la treccia sino a lui, che ne prende l’estremità, vi si avvinghia, ed essa riesce a trarlo dal sotterraneo. Prima cura di Habib fu di ringraziare la sua liberatrice. — Non ho fatto nulla per voi,» rispond’ella, «nè vogliate ringraziarmi; ben desidererei di rendervi il più felice degli uomini!» E nel tempo stesso gli tendeva la mano per aiutarlo a sal-