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Pagina:Le mille ed una notti, 1852, V-VI.djvu/463


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NOTTE CDLXXVIII

— Distrutto appena il tiranno dell’isola Gialla, tutti gli elementi rientrano nell’ordine naturale, ed il silenzio succede alla perturbazione spaventevole che li agitava. Intanto, le tre fiiglie del mare si sono raccolte sul fodero; la giovane Ilzaide, in piedi sul bastimento, imboccata una lunga tromba marina, chiama da lungi i delfini intimiditi; docili alla sua voce, tornano essi in folla: tutti gli abitanti acquatici vengono ad unirsi a quei concenti d’allegrezza: l’aria rimbomba di cantici di vittoria; tutto il corteggio approda al lido nel mentre l’eroe sta spogliando Mokitras. Habib si volge, e respingendo omaggi che tengono dell’adorazione: — Creature dell’Altissimo,» dice loro, «alzate gli occhi al cielo; là è l’unico e solo oggetto della vostra riconoscenza. Sudditi di Dorrat Algoase, a lei dovete rispetto, omaggio e sommissione: il suo cavaliere null’altro si riserva se non il diritto di congiungere i suoi voti ai vostri, e servire alla vostra liberazione. —

«Mentre finisce, una moltitudine di popolo, che accorreva da tutte le bande, giunge ad accrescere il suo trionfo ed imbarazzo; tutti vogliono giurargli obbedienza, e gli domandano nuove leggi: per fortuna presentasi il vecchio Balazan. Allorchè ogni cosa nell’isola Bianca fu rientrata sotto il potere di questo genio, ei cercò innalzarsi nell’aria per seguire, se possibil fosse, i successi del giovane Habib, e con molta fatica riuscì a raggiungerlo nell’isola Gialla nel