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Pagina:Le mille ed una notti, 1852, V-VI.djvu/461


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dei decreti del destino. Il terrore è già sparso nell’isola Gialla e nell’isola Rossa; Mokilras, la tigre del mare, le regge ambedue: egli è il figlio dell’orribil tiranno dal quale ci avete testè liberati. Istruito della sconfitta del padre, ha già prese tutte le precauzioni che il timore ispira; le difficoltà vi attendono; ma se pervenite ad esserne vincitore, impossessatevi della pelle di quel mostro, fatene uno stendardo, ed a tal vista l’isola Rossa vi sarà soggetta. —

«Allora Habib, volgendosi alla primogenita delle naiadi, le disse: — Se potessi trovar qui un battello peschereccio o qualche piccolo schifo, m’imbarcherei immediatamente per l’isola Gialla; ma in mancanza di tal soccorso, i geni del vostro elemento mi negheranno essi il loro? — Se il terrore li stogliesse dall’impresa,» rispose quella, «se non conoscessero la fiducia che merita un cavaliere qual voi siete, le mie sorelle ed io insegneremmo ad essi il loro dovere. I delfini possono ancora condurre la vostra zattera sino ad una lega dalla terra, poichè vi sarebbe per loro grande pericolo d’andar più oltre, stante le precauzioni prese da Mokilras. — Cos’è mai una lega da fare a nuoto,» disse Habib, «per un uomo determinato a tutto onde soddisfare al suo dovere! — O generoso cavaliero!» ripigliò la figlia del mare; «e chi mai potrà ricusar di seguirvi, foss’anco sol per vedervi, ascoltarvi ed ammirarvi? Ma non temete di essere voi pure divorato dai mostri marini? — Io non temo, se non di mal secondare la mia stella, non servendo la vostra regina come debbo. — Fidate in noi, valoroso eroe; le mie sorelle ed io ci riserbiamo l’onore di servirvi. — «Sull’istante il fodero parte, e sembra che voli sulle acque: già distinguevansi i movimenti che si fanno sull’isola Gialla; più non n’erano che ad una lega di distanza, quando i delfini, avvertiti dall’istinto