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Pagina:Le mille ed una notti, 1852, V-VI.djvu/458


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«— Spregevole razza d’Adamo!» grida; «vile satellite di Maometto! tanto vana è dunque la tua testa perchè non istriscia cogli altri vermi, e sorge tre cubiti sul fango ond’è formata? Tu osi insultare il genio Racascik! paga il fio della tua temerità.» E nel tempo stesso spinge il cavallo addosso al giovane, e preparasi a trafiggerlo colla terribil lancia onde va armato.

«Sguaina l’eroe la scimitarra, e la lancia del suo avversario vola in mille schegge prima che il colpo giunger possa sino a lui: la forza dell’urto istupidisce il braccio del tiranno, il destriero s’adombra, e cessando d’obbedire alla mano che lo guida, via lo trascina sulla spiaggia, e seco lui lo rovescia.

«Conoscendo Racascik il proprio pericolo, evoca tutte le potenze che gli sono soggette: in un istante sconvoltosi il mare, le vomita: vitelli, lioni marini coprono la riva; se ne accostano le balene, eruttando torrenti d’acqua che sembrano formar una barriera fra il giovane principe ed il suo nemico; rimbomba la spiaggia di orrende grida; tutti i mostri da Racascik chiamati, slanciansi insieme sull’eroe; egli combatte alcun tempo colla scimitarra, ma sopraffatto dal numero, e prevedendo l’inutilità dei propri sforzi, batte tre volte l’aria col brando, e pronuncia con fiducia la tremenda parola potenza.

«Prontissimo n’è l’effetto; i mostri che hanno potuto resistere alla spada, travolti da una forza superiore, precipitansi negli abissi che li aveano vomitati; Racascik osa ancora presentarsi: ei tenta opporre al ferro formidabile di Salomone la costa di balena; frangesi questa però in mille pezzi: il suo corpo tutto squamoso, la magica sua armatura sono ridotti in polvere. — Va, sciagurato,» gli dice Habib, «va a gemere per tutta l’eternità nelle caverne