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Pagina:Le mille ed una notti, 1852, V-VI.djvu/45


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v’immaginate; sono pronto a dimostrarvelo, ed a mettervi qui vicinissimo, in un luogo ove si avrà per voi non solo tutta la cura possibile, ma ben anche dove troverete una pronta guarigione. Dunque, alzatevi, se potete, e soffrite che uno de’ miei vi prenda in groppa. —

«A quelle parole del principe, la maga, la quale non fingeva d’essere malata se non per giungere a sapere la di lui dimora, cosa facesse e qual ne fosse la sorte, non ricusò il beneficio ch’egli con sì buona grazia esibivale; e per dimostrare che ne accettava l’offerta piuttosto cogli atti che colle parole, fingendo che la pretesa malattia ne l’impedisse, fece alcuni sforzi per rizzarsi, e nel medesimo tempo, smontati due de’ cavalieri del seguito, l’aiutarono ad alzarsi, ponendola in groppa dietro ad un altro cavaliere. Mentre risalivano in sella, il principe, tornando indietro, si pose alla testa della sua comitiva, e giunse in breve alla porta di ferro, la quale apertagli da un altro seguace ch’era corso innanzi, Ahmed entrò, e giunto nel cortile del palazzo della fata, senza smontare: staccò un messo per avvertirla che bramava di parlarle.

«La fata Pari-Banù sollecitossi tanto maggiormente perchè non comprendeva per qual motivo il marito fosse di ritorno così presto; ed allora, senza lasciarle tempo di chiedergliene la causa: — Mia principessa,» le disse il giovane, indicandole la maga, cui uno de’ suoi, dopo averla aiutata a scendere, sosteneva sotto le ascelle, «vi prego di avere per questa buona donna la stessa compassione di me. L’ho trovata poco fa nella condizione che vedete, e le ho promesso l’assistenza di cui abbisogna. Ve la raccomando, persuaso già che non l’abbandonerete, tanto per vostra propria inclinazione, quanto riguardo alle mie preghiere. —