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Pagina:Le mille ed una notti, 1852, V-VI.djvu/445


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alcun tempo il disordine che gli stava sotto gli occhi; poi, guardando la scimitarra, vide brillare con maggior isplendore i caratteri del talismano che vi stavano impressi. Avendo imparato da Alabus che la Provvidenza mai non opra maraviglie senza motivo, quel nuovo risplendere del talismano dovea decidere chi lo portava ad adoperarne la virtù per far cessare l’urto degli elementi sconvolti: fa balenare tosto la lama misteriosa, e grida, percuotendone l’aria tre volte: — Potenze del fuoco, della terra, dell’aere e dell’acque, vi comando di rientrare tutte, e ciascuna, nell’ordine primiero; altrimenti m’accingo a ridurvi all’inazione.—

«Nello stesso istante si vide scaturire dalla scimitarra una luce che impallidir fece quella dei lampi: si udì un rumore confuso, simile a montagne di sabbia che si sfasciassero le une sulle altre; il mare divenne placido e tranquillo; dissiparonsi i turbini; il soffio di zeffiro susseguì ai neri aquiloni, e l’astro brillante del giorno venne ad indorare de’ suoi raggi le rupi spaventose, la cui cima serviva di rifugio all’eroe.

«A quel maraviglioso prodigio, non seppe il principe difendersi da una specie di terrore accompagnato da gioia. Di repente un movimento che vede a tergo, gli fa alzar la testa, e scorge Alabus. — O mio protettore! o mio maestro! siete voi senza dubbio che operaste le maraviglie testè da me osservate? — No, mio caro Habib,» rispose il genio; «sono l’effetto delle virtù del gran Salomone, di cui voi foste lo strumento. Ignorate il disordine di cui furono cagione l’oblio dei miei consigli e la vostra negligenza; senza di voi il male che faceste era difficile a ripararsi.

«Allorchè, invece di chiudervi dietro la quarantesima porta, vi precipitaste sulla sponda del mare, spalan-